sabato, 27 gennaio 2007 | in :

Blog freezato

L'esame di psicobiologia incorre. Sono alle prese con argomenti di neuroanatomia, neuropsicologia, neuroetica, neurofilosofia, psicoetologia, psicologia cognitiva, neurologia cellulare e molecolare.

Ma io ritornerò.... State tranquilli.

Jinzo @ 18:08 | commenti (19)(popup) | commenti (19)
giovedì, 18 gennaio 2007 | in :

Anatomy

Le sezioni di partito spuntano come funghi. Capita il giorno che te le trovi all'angolo della via in cui sei cresciuto. Un bar chiude, un calzolaio va in pensione ed ecco che i giochi sono fatti. Vicino casa mia hanno aperto due sezioni di partito, una su un lato della strada, l'altra su quello opposto, una di Forza Italia, l'altra dei DS. I forzisti hanno una sorta di negozietto, visto con gli occhi di un destroide. Ad un sinistrato appare come una topaia o un buco di merda. I diessini hanno un negozio a due porte, tutto arredato fighetto con le poltrone in pelle umana e il ficus regolamentare. "Ormai la rivoluzione non guarda più a queste cose. Pure Bertinotti ha il cashmere" - giustificherebbe il sinistrato. "Ridateme li sordi" - direbbe il destroide. La sezione di FI è chiusa praticamente sempre; apre soltanto il sabato e la domenica quando non fa troppo freddo, oppure quando si è in campagna elettorale. Al massimo hanno una o due bandiere, mezzo poster attaccato ad un tavolino di plastica e una televisione Mivar da 15 pollici. Non hanno insegna, hanno una saracinesca color rame o forse semplicemente coperta di ruggine. Accanto c'è una tintoria per extra-comunitarti, stile "La Tintoria" di RaiTre. Nella sessione di Forza Italia avrò visto al massimo tre persone da quando è aperta, ovviamente mai tutte assieme. Solo una volta hanno organizzato una festa, imbandendo ben due tavolini per la strada, con tanto di tovaglia a schacchi rossi e bianchi stile osteria romana. Dai DS invece si respira aria di festa ogni giorno. Sono attivi dalla mattina alla sera. Non scioperano mai. Ci sono poster attaccati ovunque, persino sui muri dei palazzi accanto, quando è il periodo delle elezioni. Spesso e volentieri compare pure qualche striscione sventolato per la strada oppure messo in vetrina. Hano l'insegna luminosa con la quercia. Se passi per la strada ti afferrano e ti sbattono dentro la sezione, senza diritto di replica. Hanno pure il poster di Che Guevara. Da qualche giorno è comparsa una bandiera con la falce e martello sulla quale si può leggere la scritta: P.C.I - 1947....

Jinzo @ 15:25 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
lunedì, 15 gennaio 2007 | in :

Neuroeconomics - File 02

Gli economisti neoclassici hanno costruito le loro teorie economiche partendo da una definizione di comportamento umano basata su un modello psicologico ormai antiquato. Essi ritenevano che il comportamento fosse un processo di decision-making mirato a ponderare i costi e i benefici delle azioni, in modo tale da massimizzare l'utilità.
Allo scopo di avere una stima oggettiva del concetto di utilità, gli economisti hanno pensato inizialmente di usare i sentimenti umani come indice di ciò. Tuttavia, poichè i sentimenti potevano essere determinati soltanto a partire dal comportamento, risultava difficile assumerli come modello per lo studio di esso. In poche parole mancava la possibilità di "misurare i sentimenti" e questo generava chiaramente un fenomeno di circolarità.

Nel 1940 il concetto di utilità ordinale e di preferenza rivelata hanno eliminato la questione dell'incommensurabilità dei sentimenti. La teoria della preferenza rivelata correlava semplicemente le preferenze inosservate con le scelte osservate. La circolarità è evitata assumendo che la gente si comporti coerentemente, dichiarando di scegliere A e non B, e compiendo alla fine questa scelta effettiva e non quella contraria. Alla maniera degli psicologi comportamentisti gli economisti del tempo hanno eliminato di fatto la realtà psicologica che si presentava dietro il concetto di utilità. Eliminato dunque l'ostacolo non restava loro che sviluppare sistemi matematici che permettessero di compiere predizioni economiche disinteressandosi dei pensieri o dei sentimenti umani.
Tuttavia al giorno d'oggi la neuroscienza, si propone di colmare questa lacuna misurando direttamente i sentimenti e i pensieri degli uomini mediante l'uso di moderne teconologie. Le informazioni così prodotte stanno gradualmente rivoluzionando le conoscenze sul rapporto mente-comportamento, aprendo di conseguenza diversi interrogativi nelle scienze economicihe.

La teoria economica classica della massimizzazione dell'utilità è la maggior parte delle volte intepretata come un modello di scelta attenta - un bilancio dei costi e dei benefici di differenti opzioni - dal momento che dovrebbe caratterizzare decisioni complesse. Sebbene gli economisti possano riconoscere che la gente intraprenda una scelta senza troppo riflettere, i modelli economici classici rappresentano decisioni in un equilibrio deliberativo tra costi e benefici, appunto.
Non negando che la scelta consapevole è sempre un'opzione possibile per la presa di decisioni, la neuroscienza rifiuta la validità di questo approccio come modello di scelta universale in due modi.

Per prima cosa la maggior parte del cervello è predisposta al compimento di azioni automatiche, che sono più rapide di quelle volontarie e che accadono con un contributo minimo dei sentimenti. Poichè i comportamenti generati in questo modo non sono soggetti al controllo volontario da parte della persona, essi possono non essere conformi all'assioma di inferenza-scelta e quindi non sono rappresentabili con il modello tradizionale di massimizzazione dell'utilità.
Secondo, il nostro comportamento è sotto l'influenza pervasiva e spesso non percepita di sistemi emotivi, che sono localizzati in aree cerebrali che l'essere umano condivide con gli animali. Quando tali aree sono compromesse a causa dell'influenza di vari fattori, il sistema che regola le scelte consapevoli non riesce più a compiere il proprio lavoro.

Il comportamento dunque emerge dalla attività collegata dei sistemi coscienti ed incoscienti da una parte ed emotivi-cognitivi dall'altra. Inoltre molti comportamenti prodotti dal sistema automatico sono interpretati, in modo spurio, come prodotti di una deliberazione cognitiva.

 Come abbiamo visto, dunque, la neuroscienza apre all'economia le porte del cervello.

Tratto da "Neuroeconomics: How neuroscience can Inform economics" - Colin Camerer 2005

Jinzo @ 17:37 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
lunedì, 15 gennaio 2007 | in :

Proprietà delle addizioni

Riformare non significa tagliare.

                                   - Piero Fassino

3+2 = 5  2+3 = 5

Jinzo @ 12:57 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
giovedì, 11 gennaio 2007 | in : personali, facezie, blogosfere

Luxor e Melancolia vaffanguru con simpatia

'Azz, Pork, Vaff', Sgrunt! I due tizi di cui sopra mi hanno incastrato nella solita catena. Lo so che ora farete la finta espressione di schifo politicamente corretto, per poi buttare l'occhio su quanto scrivo... Care facce di culo, tanto lo so che mentre vomitate insulti sui reality trash vi rinchiudete di nascosto in camera a vedere l'Isola dei Famosi e quando qualcuno vi sorprende: "firulì firulà", "io stavo facendo Zapping...", "si sono scaricate le pile del telecomando proprio ora", ecc.... Orsù, non rompete, leggetevi pure 'sto post e state tranquilli: tanto non nomino nessuno.

I momenti più significativi del 2006:

Peggior momento: La prof di fisiologia vegetale che mi vuole steccare all'ultimo esame con scenata del sottoscritto e controscenata della professoressa.

Miglior momento: Il silenzio totale che ha seguito la discussione della mia tesi. Incredibile ma vero: nessuna domanda e il massimo dei punti.

La più grande soddisfazione sul lavoro: riuscire a passare il concorso per l'iscrizione alla laurea specialistica.

Miglior momento per la mia città: la manifestazione del due dicembre.

Miglior momento sportivo: la rovega di Taddei che ha piazzato la palla sotto il sette.

Miglior momento politico: la nascita dei salmoni.

Canzone italiana più bella: Klimt 1918 - Sleepwalk in Rome

Canzone non italiana più bella: Mortiis - Parasite God (è del 2005 ma 'sti cavoli)
Trasmissione televisiva dell'anno: La pupa e il secchione.

Talk show: Iceberg

Film dell'anno: Kyashan (Casshern) oppure Ghost in the Shell: Innocence.


Serie tv: Non seguo più.

Libro letto nel 2006: Cronache del mondo emerso


Blog rivelazione: ce ne sarebbero parecchi da citare, ma per non offendere nessuno cito Neolib.it

Novità nella blogosfera italiana: Tocque-Ville 2.0 senza i papisti.

Il mio gadget dell'anno: la spilletta dei salmoni.

Jinzo @ 23:37 | commenti (21)(popup) | commenti (21)
martedì, 09 gennaio 2007 | in : sinistrerie, libbbbberali, filomeni

La bottiglia di Klein pt.2

Per realizzare la bottiglia di Klein dobbiamo "torcere" un tubo prima di farne combaciare le estremità, esattamente come abbiamo fatto per il nastro di Moebius. Questa operazione non può farsi nel nostro universo, a meno di non riuscire a far compenetrare il tubo in se stesso....

Enrico Boselli tempo fa ha lanciato un appello ai Liberalsocialisti. Non ho mai creduto che tale ultimo termine potesse avere un senso logico, tuttavia finalmente oggi riesco a denotare cosa si intende per liberalsocialista. Il socialista liberale altro non è che il socialista che ha deciso di fare i conti con l'economia. E' il socialista sconfitto dalla storia che vuole continuarsi a chiamare tale, pur avendo preso consapevolezza della amara realtà, ma allo stesso tempo, per ripicca, vuole continuare a perseguire a tutti i costi un minimo di ideologia veterosocialista. Vi presento ora quelli che ritengo i punti più significativi del manifesto, allo scopo di discuterli insieme:

1) Consideriamo che la libertà e la giustizia sociale costituiscano un unico e indivisibile ideale. Vogliamo che a tutti siano assicurate le garanzie istituzionali, giuridiche e politiche della libertà (libertà di opinione e riunione, libere elezioni, separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, e separazione tra Stato e religione). Siamo favorevoli alle politiche egalitarie che si propongono di raggiungere la completa uguaglianza tra i generi, tra le persone di diverso orientamento sessuale, tra chi professa religioni diverse (o non ne professa alcuna). Vogliamo che alle garanzie di libertà e di uguaglianza dinanzi alla legge riconosciute a tutti si accompagnino anche le condizioni economiche che permettano di valersene per la piena espansione della propria vita. Alla libertà di parola e di voto, non vogliamo che si accompagni la libertà di morire di fame. Siamo quindi favorevoli alle politiche che combattono le disuguaglianze economiche.

2) (Il mercato al servizio della società). L’economia di mercato è l’unico sistema che appare vincente sul terreno dello sviluppo. In un contesto di economia mista, il pubblico (con l’eccezione della sanità e quella della scuola) non è in linea di principio più efficace del privato per raggiungere i propri scopi. Anzi, si è ormai constatato che l’estensione della sfera pubblica nell’economia, invece di espandere la democrazia, accresce la burocratizzazione e provoca l’inefficienza. L’economia di mercato, però, non può essere l’unico strumento capace di dare tutte le soluzioni adeguate alle problematiche sociali. Per questo motivo, siamo contrari a quelle concezioni che vedono nello ‘Stato minimo’ la prospettiva nella quale tutti i cittadini possono essere più liberi. Noi crediamo che la società sia formata da donne e uomini a cui occorre garantire di poter svolgere una vita indipendente, di non dover dipendere dal benvolere di altri per la propria esistenza (di avere quindi dei diritti), di essere liberi nelle proprie scelte e di poter vivere del proprio lavoro. Del resto, il mercato non è solo un meccanismo per allocare le risorse, ma è fatto di regole, tradizioni e cultura. Lo si è visto quando si sono voluti applicare criteri di mercato, validi nelle democrazie avanzate, in Paesi sottosviluppati. Senza tornare a politiche statalistiche sono comunque necessari interventi che riequilibrino il funzionamento del mercato, soprattutto nel segno delle pari opportunità e dell’equità sociale. E questo vale non solo nei confronti dei gruppi economici e finanziari, ma anche verso le vecchie e nuove burocrazie dello Stato.

Giustizia sociale, diritto positivo all'uguaglianza economica, libertà di morire di fame, interventismo statale allo scopo di sanare le disuguaglianze economiche, costruttivismo sociale, no allo Stato Minimo, neokeynesismo, regole del mercato imposte centralmente, terzoimmondismo malcelato... Mi chiedo, di fronte a tutto questo ben di Dio, in base a quale criterio un liberale dovrebbe appoggiare la Rosa nel Pugno. Avevano parlato di alternativa, ma se l'aternativa è costituita dal socialismo di Boselli, forse i libertari che hanno appoggiato la Rosa dovrebbero cominciare a sentirsi truffati, ammesso e non concesso che tali individui esistano. Attendendo una presa di distanza sulla dichiarazione di Boselli, da parte dei blogger radicali che leggono il mio blog, per adesso mi trincero su questa posizione: nello schieramento prodiano non ci sono libertari, neppure in malafede.

Jinzo @ 23:09 | commenti (32)(popup) | commenti (32)
mercoledì, 03 gennaio 2007 | in : liberalismo, della vedova, forcaioli

12 - L'appeso

La pena di morte che ha decretato la fine di Saddam Hussein ha suscitato le reazioni più diverse. Dai disgustosi rigurgiti antiamericani dei numerosi politici e blogger sinistrati, sempre pronti a rivendicare la legittimità di piazzale Loreto  e allo stesso tempo capaci di sputare anatemi sulla morte di Saddam, dimentichi delle stragi cinesi, si passa alla furia orgiastica di numerosi personaggi, per lo più nostalgici, che vorrebbero estendere la sorte del raìs a tutti i "Caini" del mondo, ancor meglio se con esecuzione istantanea. A prescindere dai dementi di ambo le parti, ho piacevolmente appreso che i Riformatori Liberali hanno assunto una posizione realista, ben diversa dal penoso Viva Saddam! del guru Giacinto, che ha aperto una discussione articolata sulla questione pena di morte, affrontata in chiave liberale, dividendo le coscienze dei commentatori.

Tempo fa il sottoscritto ha aderito ad una campagna in favore della abolizione della pena di morte lanciata dal mio gemellone, Camelot Destra Ideale, il quale, piccato per le assurde posizioni forcaiole di uno sparuto manipolo di (pseudo)fascisti in Tocque-Ville, ha abbandonato la città lanciando l'iniziativa "Liberali contro la pena di morte". A distanza di tanto tempo, ritengo necessario cogliere l'occasione per chiarire quali sono le mie posizioni in proposito.

Dal punto di vista morale, come sostiene anche l'oggettivista, non esiste di fatto alcun motivo per ritenere la pena di morte illiberale. Una società liberale, infatti, può tranquillamente includere la pena capitale senza cadere in contraddizione, come lo stesso David Friedman mostra in The Machinery of Freedom, descrivendo agenzie di giustizia private favorevoli o contrarie alla pena di morte, in libera competizione tra loro. Dal punto di vista etico, in effetti, non riesco a trovare un singolo argomento che possa negare ad una persona il diritto di uccidere l'assassino di un parente. Solitamente gli argomenti più usati contro la pena di morte sono:

1) La pena di morte è una forma di vendetta.

2) Lo stato non può pensare di togliere la vita ad un individuo, anche criminale.

Inutile dire che tali argomenti sono due cavalli di battaglia dei sinistrati. Il primo argomento è fondato sul nulla. Mi chiedo infatti per quale motivo la vendetta non dovrebbe essere un diritto. La vendetta al contrario è un diritto: la giustizia altro non deve fare che garantire che tale vendetta sia proporzionale all'offesa subita. Di conseguenza la giustizia altro non fa che regolamentare la vendetta, Se Tizio spara con una 38 sulla gamba di Caio, quest'ultimo ha il diritto di prendere una Desert Eagle e fare altrettanto. La differenza di calibro deriva dal danno morale ricevuto da Caio, che magari stava tranquillamente passeggiando per il centro senza alcuna colpa. Stessa cosa vale per la vita. Se uno ammazza mio fratello, egli perde i propri diritti e la sua vita diventa di mia proprietà. Io ho il diritto di ucciderlo come e quando voglio.

Il secondo argomento tenta di buttarla in caciara. E' infatti vero che lo stato non ha il diritto di uccidere una persona. Ma in effetti non c'è bisogno dello stato: alla fine sono i parenti della vittima a compiere la loro legittima difesa direttamente. Lo stato può tranquillamente essere escluso, basta un'agenzia di giustizia privata che riesca a vincere la causa. Ecco che anche questo secondo argomento crolla. Tra l'altro esso risulta già debole in partenza, in quanto, se lo stato non ha il diritto di uccidere un assassino, non si capisce perchè avrebbe il diritto di negare al parente della vittima il diritto di compiere la sua vendetta.

Se dunque si avesse la certezza matematica di sapere che l'assassino è realmente colui che ha compiuto l'omicidio, nessuno di noi avrebbe la possibilità di opporsi alla pena di morte e dunque alla vendetta. Il problema, e da qui il motivo per cui ho aderito alla campagna contro la pena capitale di Camelot, si pone in virtù dell'impossibilità epistemologica di determinare con certezza se l'omicidio è attribuibile realmente a chi lo ha compiuto. La giustizia umana, poichè appunto è composta da uomini fallibili, non potrà mai decretare sentenze giuste al 100%: ci sarà sempre quell'1% che impedirà di affermare che Tizio ha inconfutabilmente ucciso Caio.

Tuttavia, nel caso del Rais Saddam, questo discorso non vale, poichè Saddam si è assunto, come dittatore e come tiranno, la responsabilità storica delle sue stragi di massa, anzi, ne ha fatto un punto di forza del suo sanguinario regime. Di conseguenza, la condanna di Saddam, sfugge al problema di natura epistemologica sollevato in precedenza. La sua esecuzione, perciò, mi trova del tutto indifferente. Semmai, mi colpisce il fatto che gli siano stati imputati solo 150 omicidi circa, il che mi sembra francamente ridicolo.

Jinzo @ 20:34 | commenti (89)(popup) | commenti (89)
mercoledì, 03 gennaio 2007 | in : feras version

Fera's Version

In tutta la mia vita ho sempre avuto un pensiero più o meno controcorrente, da bambino guardavo Yattaman e tifavo per il Trio Doronbo, non ho mai avuto pena per una gazzella sgozzata da un leone nella savana, non mi è mai piaciuta l'idea del partigiano che ci regalava caramelle perchè la cioccolata ce l'ha portata qualcun'altro e così via.
Ebbene, questo mondo, il nosto mondo, mi fa una gran paura. Vedo una società votata all'ottimismo, costi quel che costi, sempre pronta ad alzare un bordo del tappeto per occultare ciò che non si deve sentire, che non si deve vedere, che non si deve dire. E così guai a pronunciare la parola violenza, come se si trattasse di un corpo celeste caduto sulla terra chissà da quale lontanissimo pianeta mente basterebbe aprire a caso un qualsiasi libro di storia, la nostra storia, per capire che semplicemente è insita nel nostro DNA.
Impossibile poi scorgere l'inteligenza e la profondità in un uomo che desidera togliersi la vita, magari perchè da quarant'anni in lotta con il suo corpo o più semplicemente perchè non riesce più scorgere l'utilità di vivere: la vità è bella e basta, e se non la pensi così evidentemente devi essere pazzo.
Il politicamente corretto ha avvolto tutto come un fitta nebbia che impedisce di scorgere la vera essenza delle cose, così un disabile diventa un diversamente abile, genitori che fino a ieri benedivano le loro maestre dalla bacchetta facile oggi sostengono che il figlio dovrebbe poter impunemente cagare in classe, la notizia di un conoscente scomparso a 70 anni ci sconcerta perchè in fondo ancora era giovane.
Ho la netta sensazione che ci sia un gran bisogno di quel pragmatismo che fu la più grande ricchezza delle generazioni che ci hanno preceduto, che permetteva più o meno a chiunque di non chiudere gli occhi davanti a quello che non si voleva vedere.
Chi immagina il mare esclusivamente come il placido specchio d'acqua dove nuota a ferragosto commette un tragico errore perchè la sua vera faccia è quella delle tempeste che inghiottono i diportisti della domenica.

- FERA -

Jinzo @ 14:32 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, 02 gennaio 2007 | in : pubblicità occulta

Pubblicità occulta

Se passate per Roma e siete pure amanti di magia, fantasy, fantascienza, giochi di ruolo, draghi, angeli, orde, alleanze... fate un salto in questo negozio e dite che vi manda Jinzo.

Jinzo @ 20:46 | commenti (6)(popup) | commenti (6)