giovedì, 31 maggio 2007 | in :

Eye-tracking / Myth-cracking

Qualche tempo fa su Neuromarketing compariva un articolo senza dubbio degno di nota, nel quale, se non ricordo male, si descriveva un insieme di esperimenti di registrazione dei movimenti oculari, volti a quantificare l'attenzione selettiva. Tali studi sono stati effettutati su campioni di uomini e donne cui erano presentati manifesti pubblicitari ritraenti modelle e modelli in atteggiamenti "estroversi". Ebbene, dalla valutazione dei tempi di eye-tracking sulle differenti parti dei manifesti, si è potuto testimoniare un dato molto interessante: sembra infatti che, a parità di attenzione per i genitali, gli uomini abbiano un picco del tempo di tracking sui volti; le donne, invece, sugli atteggiamenti sessuali dei modelli raffigurati.

Jinzo @ 21:04 | commenti (25)(popup) | commenti (25)
martedì, 29 maggio 2007 | in :

Il Guru si incazza...

Siamo dunque all'ultimo capitolo della saga che si ripete ormai da decenni. Non possiamo fare altro che attendere Daniele dalla nostra, ora.

UPDATE1: Sul forum dei radicali cominciano a sentirsi cose lunari.

"ma davvero i Volenterosi pensano di poter fare un DPEF migliore di Bersani, Prodi e Padoa Schioppa... si rendono conto del calibro degli economisti del governo" (segnalata da El boaro).

C'è persino chi accusa Daniele di egocentrismo, dando ragione al guru. Singolare come il guru possa dare dell'egocentrico a chicchessia con tale facilità....

UPDATE2: E' giunta la risposta di Capezzone.

UPDATE3: Le donnine radicali inviano, incazzate nere, una lettera a Floris perchè il guru non compare su Ballarò. Ecco un pezzo della missiva.

"L’ostracismo che Ballarò riserva a Marco Pannella è poi impressionante. Evidentemente, in 13 mesi, in 41 puntate, “Ballarò” non lo mai considerato “adatto a trattare l’argomento che scegliete di trattare”. Un “non notiziabile” (definizione di Falomi quando era membro della Commissione Parlamentare di Vigilanza); insomma, persino quando trattate il tema della “moratoria delle esecuzioni capitali” per la quale il leader radicale è impegnato – assieme ad altri sette radicali - dal 16 aprile in uno sciopero della fame ad oltranza che da domani diverrà anche della sete, Marco Pannella non è idoneo."

Il guru si è ri-incazzato e ha proposto lo Sciopero totale della fame e della sete. Però l'egocentrico è Capezzone.

Il buon Liberista, da Andreone, ci sollazza con questo commento:

"dite al Guru che faccia una buona volta lo sciopero delle cazzate e magari anche del cervello, che almeno ci risparmia la solita commedia di socrate con la cicuta, visto che dei suoi scioperi della fame a 40 cappuccini e cornetti al giorno pagati dal rimborso elettorale ne abbiamo piene la palle, se i suoi seguaci sono cosi offuscati dalla droga da seguirlo nei suoi vagheggiamenti pazienza, ma almeno tengano le scenette tra le loro mura e ci facciano il favore una volta per tutta di risparmiarci i loro spettacoli triti e ritriti da dandy ottuagenari e petulanti.
A proposito,ma la stronzata della moratoria della pena di morte per cui ride tutto il mondo che giustamente ci spernacchia la portano ancora avanti o era solo un'abbaglio partorito tra una canna e l'altra?
Madonna quanto fanno ridere,poi Pannella che da dell'egocentrico a Capezzone mi sembra davvero il top della sagra della stronzate, proprio lui che se per caso non lo mandano al tg1 per due giorni di fila si inventa picchetti o scioperi per cazzate tipo il maltrattamento dei topi!?!"

Quanta saggezza....

 

Jinzo @ 21:32 | commenti (57)(popup) | commenti (57)
lunedì, 28 maggio 2007 | in :

Storie di Preti - pt. 3a

F. era un seminarista straniero. Parlava una lingua ibrida tra lo spagnolo e l'italiano. Quando lo avvistammo per la prima volta ci lasciò a dir poco interdetti. Singolare davvero osservare un ragazzo di nemmeno 18 anni vestito come un settantenne e munito di un crocione al collo di proporzioni esagerate per qualunque pendente. I primi mesi che trascorse nella nostra scuola furono per lui drammatici, tant'è che veniva isolato da tutti a causa di una eccessiva rigidità nel comportamento. Poi tutto di un tratto cominciò a sciogliersi e divenne via via più socievole, sia verso i suoi compagni, che nei confronti di noi veterani, sebbene lo incontrassimo soltanto nei momenti di buco.  Ad un certo punto venne a scuola vestito da individuo comune nella meraviglia più totale di tutti noi e dei seminaristi suoi compagni regolarmente recanti sottana. Aveva una camicia in stile hawayano con i fiori.

Ebbene da quel giorno in poi ogni volta che andavo al cesso a pisciare nell'intervallo lo trovavo lì a fare il cazzone con tutti e regolarmente mi aggiungevo al cazzeggio cessaiolo.

Una mattina, mentre ero in classe prima dell'inizio delle lezioni, F. entrò nella nostra aula per parlare con il prof. Io come al solito lo salutai e tutti quanti i miei compagni si voltarono a guardarmi con aria attonita ed indignata. Ci fu persino chi se ne uscì con: "Ma che cazzo fai?". Risposta mia: "Che cazzo faccio... Lo saluto, che c'è di strano...".

Il mio compagno di banco mi rese consapevole del fatto che F., il giorno prima, si era dichiarato davanti a tutti omosessuale. Triste che la mia classe, notoriamente composta di comunisti, ironia della sorte, avesse già iniziato con le discriminazioni. Ma ancora più singolare fu il fatto che da quel giorno F. abbandonò il seminario ed iniziò a lavorare in un locale per soli omosessuali, senza risparmiare noi tutti, tra l'altro, dei particolari erotici omosex che faceva trapelare attraverso i racconti personali riferiti alle sue compagne di classe.... Come quando venimmo a sapere di come perse la verginità anale..... Gulp!

Jinzo @ 10:18 | commenti (42)(popup) | commenti (42)
venerdì, 25 maggio 2007 | in :

Storie di Preti - pt. 2a

Se chiudo gli occhi riesco con chiarezza, ancora oggi, a venti anni di distanza circa , a rievocare nella mente la figura di Padre N. Alto, ben piazzato, fronte spaziosa, rada chioma ingrigita, portamento austero.

Quando ero bambino, proveniendo da una famiglia di impostazione cattolica e conservatrice, ero solito recarmi in parrocchia per frequentare il catechismo. E lui era sempre presente, il Don. Commissionava la lezione a delle aspiranti suore, ma ogni tanto faceva capolino, per riportare l'ordine qualora i bambini prendessero il sopravvento sulle novizie. Eppure, nonostante il terrore che suscitava, tutti quanti noi infanti nutrivamo per lui rispetto ed ammirazione. Anche i genitori, mamme in prima linea, stravedevano per lui, elevandolo al ruolo di tutore dell'ordine morale. E, quando durante il rito del "segno di pace", egli richiamava a sè i bambini esigendo il "bacetto" erano le stesse mamme ad incitare i pargoli a correre verso l'altare (e correvano sul serio). Ma c'era qualcosa che non andava in tutto questo, qualcosa di molto losco e sospetto, di cui avevo la percezione quando il prete mi prendeva da una parte isolandomi dagli altri bambini ed iniziava a farmi complimenti ingiustificati, data la scarsa confidenza che io comunque avevo con lui (ero tra quelli che si rifiutavano di accordargli il segno di pace).

Un bel giorno, dopo circa un mese di assenza dalla parrocchia, tornai e trovai nell'assemblea facce da funerale che ancora ho impresse nella retina. Il nuovo prete sull'altare ci informò che padre N. era stato trasferito per motivi di forza maggiore. La settimana dopo mia madre mi portò in un'altra parrocchia senza addurre spiegazioni. Non misi più piede lì dentro per anni e anni.

Più di dieci anni dopo, in una discussione di famiglia, saltò fuori il vero motivo del trasferimento.

Il Don aveva tentato di ingropparsi un ragazzino. 

Ma la cosa più sconcertante, in tutto ciò, furono le dinamiche dello scandalo silenzioso... Per cui sapevano tutti e non parlava nessuno. Oltre naturalmente al fatto che il ragazzino vittima della molestia sarei potuto tranquillamente essere io.....

Jinzo @ 10:48 | commenti (57)(popup) | commenti (57)
giovedì, 24 maggio 2007 | in :

LeDoux o il Duce?

Nelle battute iniziali del libro "il Cervello emotivo", Joseph LeDoux avvisa gli scettici del fatto che la psicobiologia delle emozioni ha compiuto negli ultimi tempi passi da gigante, arrivando a spiegare numerosi dei misteri che caratterizzano l'universo emotivo. Notizia gradita, dunque, specialmente tenendo conto del fatto che lo studio delle emozioni ci permette di comprendere il fulcro su cui ruota la società umana. Potrebbero essere infiniti gli esempi che mettono in luce come la storia dell'uomo si sia sviluppata intorno al concetto di emozione... La tirannia è costruita in base all'odio o all'ambizione. Sulla paura della morte si incentra la religione e poi il fondamentalismo.... E potrei continuare ad oltranza, descrivendo le più brutali dittature emotive che hanno caratterizzato il secolo scorso, ma preferisco soffermarmi invece sull'aspetto che accomuna tutti questi eventi, ossia l'esito violento del risvolto emotivo.

Qualora l'emozione è messa a fondamento della legge, essa genera danni ingenti, nel peggiore dei casi migliaia di vittime. Nel dopoguerra abbiamo cercato di allontanare l'emozione dalla politica diluendola e disperdendola nei menadri della democrazia. Adesso infatti siamo passati dalle uccisioni di massa del '900 alla affermazione del welfare state democratico, che per il suo carattere chiaramente emotivo, si manifesta come il cancro della società moderna, ma fa pur sempre meno vittime del totalitarismo.

Tuttavia, molti partigiani "emozionalisti" continuano a remare in favore della reazione verso un mondo violento in cui esistono leggi dettate in modo del tutto arbitrario da un concetto di giustizia positivo costruito sull'emozione.

Jinzo @ 16:35 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
giovedì, 17 maggio 2007 | in :

Rothbard ateo devoto - Replica

Il libertarismo è un sistema che descrive un mondo anarchico logicamente possibile. Tuttavia si tratta di un universo parallelo a questo; di un mondo che verrà, magari, come la democrazia seguì la tirannide. Fatto sta che non si tratta del mondo che noi tutti abbiamo oggi davanti agli occhi. Purtroppo dobbiamo prendere atto che oggi viviamo in una realtà democratica e non anarchica. 

Di conseguenza l'ideale libertario si configura come un fine ultimo, che gli adepti di una setta, in questo caso quella liberale, prefiggono di raggiungere. Ma è qui che sorgono tutti i problemi. E' nella modalità di approssimazione all'anarchia che succedono le tragedie. Il grave problema dei libertari, dunque, è il "come".

Visto il carattere anarchico dell'ideologia, ciascun libertario realizza il suo modo di essere tale e di raggiungere il fine dando vita a più strategie di azione. I Rigth Libertarian, come Astrolabio e Paolo, pongono come strategia prima l'abolizione dello stato e successivamente il riconoscimento dei pari diritti a tutti, come conseguenza causale della premessa. Questo argomento, sebbene debole, potrebbe essere un tentativo di spiegare il motivo della loro astensione al referendum sulla procreazione. Fatto sta che gli esiti del loro comportamento sono esattamente sovrapponibili a quelli della destra radicale: la violazione dei diritti negativi degli individui.

I Left Libertarian, come i radicali (eccetto Capezzone), dal canto loro, propongono la strategia esattamente opposta a questa: prima i diritti a tutti, poi l'abolizione dello stato. In virtù di ciò sul sito di Leo Facco troviamo alcuni libertarian sinistrati supportare i PACS assistenzialisti di Luxuria adducendo una giustificazione risibile, in base alla quale le pseudofamiglie competerebbero sul mercato con quelle tradizionali (provate ad indovinare chi è il genio che ha partorito questa idiozia).

Secondo me bisognerebbe semplicemente prendere atto che l'anarchia è un miraggio e sostenere in questo regime democratico il riconoscimento dei diritti negativi mancanti, evitando di concedere diritti positivi fasulli.

Jinzo @ 21:44 | commenti (37)(popup) | commenti (37)
lunedì, 14 maggio 2007 | in :

Ayn Rand Cabal

Reality exists as an objective absolutefacts are facts, independent of man's feelings, wishes, hopes or fears.

Reason (the faculty which identifies and integrates the material provided by man's senses) is man's only means of perceiving reality, his only source of knowledge, his only guide to action, and his basic means of survival.

Manevery manis an end in himself, not the means to the ends of others. He must exist for his own sake, neither sacrificing himself to others nor sacrificing others to himself. The pursuit of his own rational self-interest and of his own happiness is the highest moral purpose of his life.

The ideal political-economic system is laissez-faire capitalism. It is a system where men deal with one another, not as victims and executioners, nor as masters and slaves, but as traders, by free, voluntary exchange to mutual benefit. It is a system where no man may obtain any values from others by resorting to physical force, and no man may initiate the use of physical force against others. The government acts only as a policeman that protects man's rights; it uses physical force only in retaliation and only against those who initiate its use, such as criminals or foreign invaders. In a system of full capitalism, there should be (but, historically, has not yet been) a complete separation of state and economics, in the same way and for the same reasons as the separation of state and church.

Ayn Rand - Conferenza di presentazione di Atlas Shrugged

Jinzo @ 21:13 | commenti (20)(popup) | commenti (20)
domenica, 13 maggio 2007 | in :

Chinese democracy

Simo la trottola mi fa presente che questo blog è bandito dalla Cina. Lo ha scoperto inserendo la mia URL su questo sito, un sistema informatico "diagnostico" che consente di verificare se un qualunque indirizzo web è soggetto a censura da parte del governo cinese. Incuriosito da ciò ho pensato di ripetere il giochino con altre URL e ho scoperto cose molto interessanti, sebbene scontate. Sembrerebbe dunque che blog come Noantri, Tisbe, Macchianera, Kilombo, ecc..., qualora siano soggetti a scansione, diano come risposta "URL available".

Come mai?

Jinzo @ 19:57 | commenti (40)(popup) | commenti (40)
venerdì, 11 maggio 2007 | in :

Neuromanzia/3

In questi giorni mi è tornato spesso alla mente l'aneddoto di Henry Dale, uno dei padri della neurochimica moderna. Secondo Dale la neurotrasmissione chimica, nei primi anni del Novecento, appariva come una "Shady Lady", ossia una dama oscura che gli scienziati frequentavano in privato, ma che nessuno osava presentare in pubblico, probabilmente per motivazioni che possono essere inserite nell'ambito della psicologia della scienza.

Ripensavo dunque alle notevoli risse che si aprono sistematicamente quando si parla di bioetica, e mi soffermavo a riflettere su come la gente di volta in volta edifichi una concezione di scienza in modo del tutto arbitrario, forzando la realtà all'interno del proprio paradigma (o della propria propaganda). Purtroppo per questi signori  "la scienza" non si legge sui giornali, non si deduce dalle interpretazioni del filosofo, non si fa per sentito dire o per decreto dell'associazione americana di psichiatria. Non si unisce o si divide a seconda di come i quattro gatti di Scienza e Vita si svegliano. La scienza reale non ha nulla a che fare con la visione mediatica che si attribuisce ad essa: la scienza è ciò che circola nei corridoi dei laboratori.

Jinzo @ 09:46 | commenti (34)(popup) | commenti (34)
mercoledì, 09 maggio 2007 | in :

Bioetica critica

Sentir parlare di Bioetica Critica ci fa ben sperare, anche se a proporre il manifesto è ancora una volta il famigerato bastione pontifico che si definisce ironicamente Fondazione Liberal. Avranno recuperato il senno perduto sulla Luna, aprendo ad un approccio critico sulla bioetica, rinunciando finalmente ai consueti arroccamenti clericofascisti? Ebbene, dalla lettura delle prime righe sembra di sì; o meglio, sembra che i papisti (io ci vedo qualcosa di oggettivista nei primi punti, non so voi) oggi si siano svegliati bene. Un esempio:

"La bioetica critica che proponiamo è lontana da ogni pregiudiziale “conservatorismo”, così come da ogni pregiudiziale “aperturismo"

Tuttavia, le parole di adesione al manifesto pronunciate da  Sandro Bondi mi lasciano intendere che dovrò terminare la lettura:

"Basta con l’ideologia basata sull’io assoluto, autoreferenziale. C’e’ un vero dispotismo dell’io. La rigidita’ ideologica di questo io senza fondamenti"

La dittatura dell'io contro la dittatura? Potrebbe essere il nostro nuovo slogan.

Jinzo @ 20:34 | commenti (30)(popup) | commenti (30)