Libertari, marxisti, Ciccioline, Orsoline (pt.1)
Se l'Occidentale a volte può stupirci, c'è da ammettere che in linea di massima fa vomitare. Il fatto è che quando si vuole fare cultura a partire dal "liberalismo sociale e cristiano" si è necessariamente inclini alla nemesi della puttanata gratuita, nonchè dell'idiozia a buon mercato. Logica capitalista e liberista, quella del mercato, ma me lo si lasci dire, bisogna sapersi districare nei cumuli di spazzatura che essa produce. E dunque mi capita di leggere un articolo sull'Occidentale, nel quale l'autore si propone di smontare la teoria libertaria, utilizzando tra l'altro i soliti e stravecchi somari da guerra di chi, da posizioni conservatrici, continua di giorno in giorno a rimpinzare la Bestia, per poi dare dell'idealista a destra e a manca. Liberty First per primo ha sollevato la questione, lanciando una contro-critica molto articolata. Tuttavia, questa volta, ritenendo il suo intervento un tantino insufficiente, due paroline, ma giusto due, le spreco anche io, più che altro perchè la sgangheratezza delle tesi sostenute dall'autore dell'articolo mi sembra vada ben oltre ciò che LF mette in luce.
Ebbene, l'attacco alla teoria libertaria si dipana seguendo queste direttrici:
1) Il libertarismo è utopia.
2) Il libertarismo è il marxismo rovesciato.
3) L'anarcocapitalismo non è mai stato una realtà storica.
4) I libertari non hanno alternative concrete alla democrazia.
5) I libertari sono costruttivisti rovesciati.
Cerchiamo di demolire questi quattro ronzini da battaglia:
1) Se per utopia si intende un qualcosa che non ha riscontro nella realtà del tempo, allora anche volare, nell'epoca di Leonardo Da Vinci, poteva essere considerato un'utopia. Attualmente però, nell'era dei concord, possiamo dire che volare non è utopia, ma realtà. Come avrete intuito, il fatto è che molta gente continua ad usare il termine utopia in modo del tutto truffaldino, ossia come sinonimo di "altamente improbabile se inquadrato nel contesto contemporaneo". Su questa confusione si fanno grandi i critici del libertarismo. Se si restituisse al termine "utopia" il concetto di "impossibile", allora effettivamente ci accorgeremmo tutti che il libertarismo non è affatto impossibile, è solo molto improbabile, nel nostro attuale contesto storico.
2) Che il marxismo sia un'utopia questo è chiaro. Già i fondamenti sono di natura del tutto religiosa, a partire dalla convivenza tra "assenza di sovrastrutture" e "potere alla collettività". Ma chi è che rappresenta la collettività se non una sovrastruttura? Insomma manco Marx aveva trovato la soluzione per questa contraddizione, come per tante altre che possiamo reperire leggendo i suoi scritti. Una società puramente marxista, di conseguenza, non potrà mai esistere. Gli esempi delle più brutali dittature comuniste, mostrano che il marxismo, per trovare una forma nel reale, non può che essere del tutto stravolto. Il libertarismo, al contrario, si fonda su presupposti logici che non prevedono alcuna contraddizione o follia di fondo. Descrive una società in cui i sentimenti di amore, solidarietà, fratellanza, giustizia sociale, ecc.... posti a fondamento della società marxista, possono anche non esistere. Il problema grave è come arrivare all'anarco-capitalismo.
3) L'anarchia islandese, come illustra David Friedman, mostra chiaramente che il libertarismo, oltre a non essere un sistema impossibile, è di fatto una realtà storica.
[Continua...]