giovedì, 29 novembre 2007 | in : politica, liberalismo, capezzone, della vedova, partito unico

The end is the beginning is the end

Insomma è andata a finire che il Partito delle Libertà sarà una federazione di più forze politiche e culturali, volta a riunire tutti i moderati ed i liberali in un unico partito-network. Credo che il malcontento che aveva subito invaso chi temeva di doversi sporcare eccessivamente le mani sia a questo punto superato. Decidere.net quasi certamente prenderà parte al PPL come forza federata, così come i RL che a questo punto potrebbero aderire al network di Capezzone. In attesa che anche il PLI ed il PRI rinuncino all'idea di una folle corsa solitaria dal prefisso telefonico certo, vorrei proporre la lettura dei seguenti articoli per screditare le tesi di chi sostiene che i liberali possano avere scarso credito nel PPL.

Jinzo @ 17:41 | commenti (14)(popup) | commenti (14)
martedì, 20 novembre 2007 | in : politica, liberalismo, capezzone, della vedova

Lorazepam

In queste ultime ore la blogosfera è tutto un tumulto e le crisi d'ansia regnano sovrane. Berlusconi fonda il "nuovo" Partito del Popolo delle Libertà ed ecco che già volano le vesti. Quelle stracciate di chi già pronostica l'ennesima rivoluzione fallita e quelle di chi si denuda per prepararsi ad una grande ammucchiata. Sarà che il cav. ha preso in contropiede tutti, sarà che 10 milioni di firme tirano più del famoso carro di buoi, sarà che il ricordo del 94' ancora non è del tutto sbiadito... Ma il fermento nell'aria si sente. Eccome se si sente. Prendete la faccia di Fini ieri al tg ed ecco che avete una chiara dimostrazione di ciò. Dal canto loro i liberali pure sono stati travolti dal nuovo scenario. La preoccupazione è tanta e c'è chi già teme di essere soffocato, chi prende le distanze dalle dichiarazioni di BDV e di Daniele Capezzone. Chi teme di non contare nulla all'interno del nuovo partito e chi sostiene di voler continuare sulla strada del partitino liberale in linea con l'ELDR.  Io credo che tutti quanti dovrebbero, prima di prendere decisioni avventate, sedersi, osservare e riflettere. Almeno vedere come vanno le cose, prendere atto se la fusione di FI con i circoli, con il nuovo-PSI, con la Nuova DC, con i salmoni e con Decidere possa effettivamente aprire alle dinamiche di dibattito interno mai esistite in FI fino ad ora e possa consentire di giungere ad un approccio pragmatico che consenta di ottenere riforme utili per il Paese. Purtroppo, nonostante i tanti sognatori, nonostante l'idea di un LP italiano tutto nostro continui ad affascinarci, bisogna prendere atto che in politica spesso le cose non vanno "come devono", ma "come possono". Mettiamoci in finestra e stiamo a guardare dunque, cercando il miglior modo possibile per ottenere quelle riforme che tanto desideriamo. Senza pregiudizi e blocchi ideologici, che tanto, come la mettiamo la mettiamo, nessuno in Italia è pronto a farsi in quattro per appoggiare un'ideologia così scomoda come quella liberale. 

Jinzo @ 12:02 | commenti (45)(popup) | commenti (45)
mercoledì, 26 settembre 2007 | in : politica, liberalismo, guru, capezzone, della vedova, deciderenet

Golconda

Sembra che durante la manifestazione di Decidere.net, del 22 settembre scorso, Daniele Capezzone abbia chiamato a parlare sul palco Benedetto Della Vedova definendolo "un grande amico con il quale poter tornare a lavorare presto insieme". Solo in quell'istante, a distanza di mesi, come illuminazione, mi è giunto di colpo chiaro il senso di quella che allora mi parve una delle più stratosferiche minchiate che il Guru riuscì a partorire, cioè l'Alternanza per l'Alternativa. Alla luce dei fatti, questa alternanza, quella prodiana, dello 0,1% in più, ha fatto capire a molti, Capezzone compreso, che semplicemente non c'è alternativa.

Jinzo @ 19:14 | commenti (27)(popup) | commenti (27)
mercoledì, 03 gennaio 2007 | in : liberalismo, della vedova, forcaioli

12 - L'appeso

La pena di morte che ha decretato la fine di Saddam Hussein ha suscitato le reazioni più diverse. Dai disgustosi rigurgiti antiamericani dei numerosi politici e blogger sinistrati, sempre pronti a rivendicare la legittimità di piazzale Loreto  e allo stesso tempo capaci di sputare anatemi sulla morte di Saddam, dimentichi delle stragi cinesi, si passa alla furia orgiastica di numerosi personaggi, per lo più nostalgici, che vorrebbero estendere la sorte del raìs a tutti i "Caini" del mondo, ancor meglio se con esecuzione istantanea. A prescindere dai dementi di ambo le parti, ho piacevolmente appreso che i Riformatori Liberali hanno assunto una posizione realista, ben diversa dal penoso Viva Saddam! del guru Giacinto, che ha aperto una discussione articolata sulla questione pena di morte, affrontata in chiave liberale, dividendo le coscienze dei commentatori.

Tempo fa il sottoscritto ha aderito ad una campagna in favore della abolizione della pena di morte lanciata dal mio gemellone, Camelot Destra Ideale, il quale, piccato per le assurde posizioni forcaiole di uno sparuto manipolo di (pseudo)fascisti in Tocque-Ville, ha abbandonato la città lanciando l'iniziativa "Liberali contro la pena di morte". A distanza di tanto tempo, ritengo necessario cogliere l'occasione per chiarire quali sono le mie posizioni in proposito.

Dal punto di vista morale, come sostiene anche l'oggettivista, non esiste di fatto alcun motivo per ritenere la pena di morte illiberale. Una società liberale, infatti, può tranquillamente includere la pena capitale senza cadere in contraddizione, come lo stesso David Friedman mostra in The Machinery of Freedom, descrivendo agenzie di giustizia private favorevoli o contrarie alla pena di morte, in libera competizione tra loro. Dal punto di vista etico, in effetti, non riesco a trovare un singolo argomento che possa negare ad una persona il diritto di uccidere l'assassino di un parente. Solitamente gli argomenti più usati contro la pena di morte sono:

1) La pena di morte è una forma di vendetta.

2) Lo stato non può pensare di togliere la vita ad un individuo, anche criminale.

Inutile dire che tali argomenti sono due cavalli di battaglia dei sinistrati. Il primo argomento è fondato sul nulla. Mi chiedo infatti per quale motivo la vendetta non dovrebbe essere un diritto. La vendetta al contrario è un diritto: la giustizia altro non deve fare che garantire che tale vendetta sia proporzionale all'offesa subita. Di conseguenza la giustizia altro non fa che regolamentare la vendetta, Se Tizio spara con una 38 sulla gamba di Caio, quest'ultimo ha il diritto di prendere una Desert Eagle e fare altrettanto. La differenza di calibro deriva dal danno morale ricevuto da Caio, che magari stava tranquillamente passeggiando per il centro senza alcuna colpa. Stessa cosa vale per la vita. Se uno ammazza mio fratello, egli perde i propri diritti e la sua vita diventa di mia proprietà. Io ho il diritto di ucciderlo come e quando voglio.

Il secondo argomento tenta di buttarla in caciara. E' infatti vero che lo stato non ha il diritto di uccidere una persona. Ma in effetti non c'è bisogno dello stato: alla fine sono i parenti della vittima a compiere la loro legittima difesa direttamente. Lo stato può tranquillamente essere escluso, basta un'agenzia di giustizia privata che riesca a vincere la causa. Ecco che anche questo secondo argomento crolla. Tra l'altro esso risulta già debole in partenza, in quanto, se lo stato non ha il diritto di uccidere un assassino, non si capisce perchè avrebbe il diritto di negare al parente della vittima il diritto di compiere la sua vendetta.

Se dunque si avesse la certezza matematica di sapere che l'assassino è realmente colui che ha compiuto l'omicidio, nessuno di noi avrebbe la possibilità di opporsi alla pena di morte e dunque alla vendetta. Il problema, e da qui il motivo per cui ho aderito alla campagna contro la pena capitale di Camelot, si pone in virtù dell'impossibilità epistemologica di determinare con certezza se l'omicidio è attribuibile realmente a chi lo ha compiuto. La giustizia umana, poichè appunto è composta da uomini fallibili, non potrà mai decretare sentenze giuste al 100%: ci sarà sempre quell'1% che impedirà di affermare che Tizio ha inconfutabilmente ucciso Caio.

Tuttavia, nel caso del Rais Saddam, questo discorso non vale, poichè Saddam si è assunto, come dittatore e come tiranno, la responsabilità storica delle sue stragi di massa, anzi, ne ha fatto un punto di forza del suo sanguinario regime. Di conseguenza, la condanna di Saddam, sfugge al problema di natura epistemologica sollevato in precedenza. La sua esecuzione, perciò, mi trova del tutto indifferente. Semmai, mi colpisce il fatto che gli siano stati imputati solo 150 omicidi circa, il che mi sembra francamente ridicolo.

Jinzo @ 20:34 | commenti (89)(popup) | commenti (89)