domenica, 02 dicembre 2007 | in : politica, guru, capezzone, blogosfere, malvini, libbbbberali, filomeni

Bondiario

Ve lo ricordate quando i radicali, alle regionali del 2005, trattavano con il centrodestra per la famosa questione dell'ospitalità? I motivi ufficiali per cui tale accordo non andò in porto furono associati ai diktat dell'UDC e della Lega; quelli reali credo fossero ben altri. All'epoca la trattativa era tenuta da Sandro Bondi e Daniele Capezzone. Quest'ultimo, in quel periodo, era solito rilasciare dichiarazioni di stima nei confronti del buon fratacchione forzista, il quale ricambiava poi con interviste su Radio Radicale in cui esprimeva la sua ammirazione per il contributo riformista dei radicali alle politiche del centro-destra. Ma, a differenza di oggi, all'epoca non c'erano rosapugnanti improbovirati pronti a prendere per il culo il Capez per le stesse dichiarazioni che più o meno rilascia oggi su fratel Bondi. Probabilmente in questi giorni il guru ha deciso di muovere i fili diversamente.

Jinzo @ 12:53 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 22 novembre 2007 | in : neuroscienze, papisti, talebani, libbbbberali, filomeni

La caduta dal seggiolone (pontificio)

Gino ci serve il pranzo, annunciandoci che alcuni ricercatori giapponesi e americani sono riusciti a riprogrammare cellule staminali pluripotenti a partire da fibroblasti, ossia sono riusciti a far regredire nella scala di potenzialità cellule già parzialmente ristrette, rendendole simili a cellule staminali embrionali. Dal punto di vista argomentativo, purtroppo, in ognuna di queste patetiche provocazioni, tipiche di quei vecchi che minacciano di bucare il pallone ai fanciulli (quelli che poi sistematicamente ricevono sonore pernacchie), resta sempre un problema di fondo che le rende demenziali. Nei secoli interrcorsi tra Galeno e Andrea Vesalio, ad esempio, periodo durante il quale la Chiesa aveva proibito le autopsie, in base a credenze del tutto religiose, cioè a superstizioni, le uniche scoperte innovative che vennero fatte nel campo della neuroanatomia furono quelle provenienti dalla analisi dei crani spaccati durante le battaglie. I vari medici del tempo infatti erano soliti farsi un bel giretto nei campi di battaglia allo scopo di analizzare questi cadaveri squartati. Questo ha comunque consentito di accumulare delle conoscenze e di compilare manuali di anatomia, che venivano letti dal pulpito durante le lectiones universitarie, senza alcuna possibilità di mettere in discussione le autorità scientifiche, visto che tutto quello che si faceva era effettuato con cadaveri rubati negli obitori truffaldinamente. Ciò significa che se la Chiesa non avesse accettato di rimuovere il blocco etico sulle autopsie, avremmo ottenuto magari le stesse conoscenze, cadavere dopo cadavere, con la sola differenza di un'enorme perdita di tempo. Lo stesso vale per la disputa AS ed ES. Essendoci sulle ES blocchi e restrizioni è evidente che le maggiori scoperte vengono effettuate sulle AS. Più che pranzo dunque, trattasi dell'ennesima minestra riscaldata. Prima si mettono blocchi ad una tecnologia giovane come le ES, poi si sbandierano i successi delle AS. E c'è chi si permette pure di fare ironia.  

Veniamo alla parte tecnica discussa dal giornalista de La Stampa citato da Gino, che è molto più interessante:

L'articolo di Yamanaka dovrebbe essere il seguente. E' targato luglio 2007. In questo paper si descrive come sia stato possibile, a partire da fibroblasti, ottenere delle iPS, ossia delle cellule staminali pluripotenti indotte. L'induzione è stata effettuata mediante transfezione con retrovirus recanti quattro geni, fra cui il noto c-myc. Le cellule ottenute non sono cellule identiche a cellule staminali embrionali, ma presentano delle affinità per quanto riguarda il pathway di espressione genica che è "più vicino alle staminali" e più lontano dai fibroblasti. Evidentemente mostrano dei marker specifici per le cellule staminali la cui presenza è assai inferiore o del tutto assente nelle cellule progenitrici. Tuttavia, come lo stesso gruppo di ricercatori mette in luce:

These induced pluripotent stem (iPS) cells (hereafter called Fbx15 iPS cells) are similar to embryonic stem (ES) cells in morphology, proliferation and teratoma formation; however, they are different with regards to gene expression and DNA methylation patterns, and fail to produce adult chimaeras.

Queste cellule falliscono nella produzione di chimere (ho detto chimere?! Oddio!!!) e non risolvono il problema dei teratomi nella applicazione clinica, anzi, l'espressione di c-myc sembra oltretutto essere teratogena. Insomma, come lo stesso articolo de "La Stampa" mette in luce, prima di ottenere qualche risultato da queste parti, di tempo ce ne vuole parecchio. Una strategia potrebbe essere quella di costruire modelli comportamentali di malattie neurodegenerative usando le iPS e metterli a confronto con quelli già ottenuti sulle cellule staminali embrionali, per verificare quale sia l'effettiva differenza tra le due tipologie cellulari. Ma prima bisognerebbe liberare la ricerca sulle embrionali dal fanatismo religioso, in maniera tale da far procedere i due filoni parallelamente e permettere che l'uno potenzi l'altro arricchendolo di nuove conoscenze.

HT: Inyqua chiude il discorso in questo post.

Jinzo @ 10:51 | commenti (20)(popup) | commenti (20)
giovedì, 08 novembre 2007 | in : servi, sinistrerie, filomeni

L'editto bulgaro

Nell'ennesimo giorno in cui il Tg3 viene dedicato quasi per intero alla figura di Enzo Biagi, cronista noto per la sua obiettività, oltre che per una limpida esposizione dei fatti; integerrimo figuro esente da qualunque servilismo al regime (una voce libera insomma), ho ritenuto opportuno commiserare questa enorme, colossale, immensa voce del giornalismo italiano su "La Voce del Cazzone".

Jinzo @ 14:23 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
venerdì, 05 ottobre 2007 | in : eutanasia, papisti, talebani, blogosfere, flames, filomeni, nazibucoliche

Quantifichiamo la scemenza

Nella homepage di Tocque-Ville compare un post in cui si accusano i libertari di tacere sulla triste vicenda di Steccato, una persona affetta dalla sindrome del Lucchetto (LIS) che, non percependo dallo stato un sussidio sufficiente per sopravvivere, sarebbe destinato alla morte. Ovviamente, guarda un po' , la questione viene subito paragonata a quella di Piero Welby e si passa come per magia a definire i sostenitori dell'eutanasia come cultori della morte. Quale relazione ci sia tra le due vicende resta un mistero. Da una parte c'era un tizio, Welby, cui si voleva sequestrare la proprietà del corpo impedendogli di morire. Dall'altra c'è una persona, Steccato, cui nessuno vuole impedire di vivere sopprimendolo forzatamente.

Ora non posso che attendere con ansia il primo demente che mi tira fuori il "diritto positivo alla vita".

Jinzo @ 16:22 | commenti (20)(popup) | commenti (20)
venerdì, 05 ottobre 2007 | in : politica, liberalismo, papisti, oggettivismo, filomeni

Libertari, marxisti, Ciccioline, Orsoline (pt.2)

Segue dal post precedente:

4) Preso atto del fatto che il libertarismo, come modello, non è un'utopia, cerchiamo di capire il punto da cui nascono tutte le critiche. Esattamente, il nocciolo del problema, che permette all'Occidentale di scrivere tutto ciò, è nel comportamento di molti libertari, che in maniera del tutto miope pretendono di applicare a forza "soluzioni anarcocapitaliste" a "problemi democratici". L'utopia non c'entra nulla, dunque. Trattasi solo di incommensurabilità dei rimedi con i problemi, fenomeno che porta spesso ad esprimere teorie quali quelle di Lew Rockwell e di antiwar.com. E' chiaro che fingere di essere in un regime anarcocapitalista è irrazionale, ma questo non rende il libertarismo un'utopia. Allora cosa propongono i libertari in sostituzione alla democrazia? Propongono la minarchia. Propongono uno stato minimo che permetta di adattare il modello anarchico alla realtà quotidiana. Propongono una serie di riforme che si possono fare, che sono possibili, a cominciare dai 13 punti di Decidere, che anche il movimento libertario sostiene attivamente. Con l'attenzione tesa al modello perfetto, semplicemente, approssimano per incastrarlo al meglio nel reale.

5) Questa critica alla strategia della libertà mi lascia un po' perplesso. Prima si accusano i libertari di non avere una soluzione alternativa alla democrazia applicabile in concreto. Poi, quando qualcuno pone la soluzione, parte subito l'accusa di costruttivismo. Insomma, non si capisce dove si vuole andare a parare.

Dunque, quest'articolo inizia con una critica al libertarismo nella quale vengono messi insieme Rand e Rothbard. Finisce a criticare solo l'anarcocapitalismo. Attacca prima tutti i libertari, poi ne salva la metà, rivalutando quelli che riconoscono lo stato (che chiama liberali, come Mises). Nel frattempo dà dei marxisti a tutti. Cerca di dimostrare che il libertarismo è utopia: nessun risultato. Chiede soluzioni ai libertari, le ottiene e poi li accusa di costruttivismo.

Insomma, avrete capito che ci troviamo di fronte ad una emerita schifezza.

Jinzo @ 13:16 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 05 ottobre 2007 | in : conservatori, liberalismo, coatti, papisti, oggettivismo, filomeni

Libertari, marxisti, Ciccioline, Orsoline (pt.1)

Se l'Occidentale a volte può stupirci, c'è da ammettere che in linea di massima fa vomitare. Il fatto è che quando si vuole fare cultura a partire dal "liberalismo sociale e cristiano" si è necessariamente inclini alla nemesi della puttanata gratuita, nonchè dell'idiozia a buon mercato. Logica capitalista e liberista, quella del mercato, ma me lo si lasci dire, bisogna sapersi districare nei cumuli di spazzatura che essa produce. E dunque mi capita di leggere un articolo sull'Occidentale, nel quale l'autore si propone di smontare la teoria libertaria, utilizzando tra l'altro i soliti e stravecchi somari da guerra di chi, da posizioni conservatrici, continua di giorno in giorno a rimpinzare la Bestia, per poi dare dell'idealista a destra e a manca. Liberty First per primo ha sollevato la questione, lanciando una contro-critica molto articolata. Tuttavia, questa volta, ritenendo il suo intervento un tantino insufficiente, due paroline, ma giusto due, le spreco anche io, più che altro perchè la sgangheratezza delle tesi sostenute dall'autore dell'articolo mi sembra vada ben oltre ciò che LF mette in luce.

Ebbene, l'attacco alla teoria libertaria si dipana seguendo queste direttrici:

1) Il libertarismo è utopia.
2) Il libertarismo è il marxismo rovesciato.
3) L'anarcocapitalismo non è mai stato una realtà storica.
4) I libertari non hanno alternative concrete alla democrazia.
5) I libertari sono costruttivisti rovesciati.


Cerchiamo di demolire questi quattro ronzini da battaglia:

1) Se per utopia si intende un qualcosa che non ha riscontro nella realtà del tempo, allora anche volare, nell'epoca di Leonardo Da Vinci, poteva essere considerato un'utopia. Attualmente però, nell'era dei concord, possiamo dire che volare non è utopia, ma realtà. Come avrete intuito, il fatto è che molta gente continua ad usare il termine utopia in modo del tutto truffaldino, ossia come sinonimo di "altamente improbabile se inquadrato nel contesto contemporaneo". Su questa confusione si fanno grandi i critici del libertarismo. Se si restituisse al termine "utopia" il concetto di "impossibile", allora effettivamente ci accorgeremmo tutti che il libertarismo non è affatto impossibile, è solo molto improbabile, nel nostro attuale contesto storico.

2) Che il marxismo sia un'utopia questo è chiaro. Già i fondamenti sono di natura del tutto religiosa, a partire dalla convivenza tra "assenza di sovrastrutture" e "potere alla collettività". Ma chi è che rappresenta la collettività se non una sovrastruttura? Insomma manco Marx aveva trovato la soluzione per questa contraddizione, come per tante altre che possiamo reperire leggendo i suoi scritti. Una società puramente marxista, di conseguenza, non potrà mai esistere. Gli esempi delle più brutali dittature comuniste, mostrano che il marxismo, per trovare una forma nel reale, non può che essere del tutto stravolto. Il libertarismo, al contrario, si fonda su presupposti logici che non prevedono alcuna contraddizione o follia di fondo. Descrive una società in cui i sentimenti di amore, solidarietà, fratellanza, giustizia sociale, ecc.... posti a fondamento della società marxista, possono anche non esistere. Il problema grave è come arrivare all'anarco-capitalismo.

3) L'anarchia islandese, come illustra David Friedman, mostra chiaramente che il libertarismo, oltre a non essere un sistema impossibile, è di fatto una realtà storica.

[Continua...]

Jinzo @ 13:05 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, 09 gennaio 2007 | in : sinistrerie, libbbbberali, filomeni

La bottiglia di Klein pt.2

Per realizzare la bottiglia di Klein dobbiamo "torcere" un tubo prima di farne combaciare le estremità, esattamente come abbiamo fatto per il nastro di Moebius. Questa operazione non può farsi nel nostro universo, a meno di non riuscire a far compenetrare il tubo in se stesso....

Enrico Boselli tempo fa ha lanciato un appello ai Liberalsocialisti. Non ho mai creduto che tale ultimo termine potesse avere un senso logico, tuttavia finalmente oggi riesco a denotare cosa si intende per liberalsocialista. Il socialista liberale altro non è che il socialista che ha deciso di fare i conti con l'economia. E' il socialista sconfitto dalla storia che vuole continuarsi a chiamare tale, pur avendo preso consapevolezza della amara realtà, ma allo stesso tempo, per ripicca, vuole continuare a perseguire a tutti i costi un minimo di ideologia veterosocialista. Vi presento ora quelli che ritengo i punti più significativi del manifesto, allo scopo di discuterli insieme:

1) Consideriamo che la libertà e la giustizia sociale costituiscano un unico e indivisibile ideale. Vogliamo che a tutti siano assicurate le garanzie istituzionali, giuridiche e politiche della libertà (libertà di opinione e riunione, libere elezioni, separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, e separazione tra Stato e religione). Siamo favorevoli alle politiche egalitarie che si propongono di raggiungere la completa uguaglianza tra i generi, tra le persone di diverso orientamento sessuale, tra chi professa religioni diverse (o non ne professa alcuna). Vogliamo che alle garanzie di libertà e di uguaglianza dinanzi alla legge riconosciute a tutti si accompagnino anche le condizioni economiche che permettano di valersene per la piena espansione della propria vita. Alla libertà di parola e di voto, non vogliamo che si accompagni la libertà di morire di fame. Siamo quindi favorevoli alle politiche che combattono le disuguaglianze economiche.

2) (Il mercato al servizio della società). L’economia di mercato è l’unico sistema che appare vincente sul terreno dello sviluppo. In un contesto di economia mista, il pubblico (con l’eccezione della sanità e quella della scuola) non è in linea di principio più efficace del privato per raggiungere i propri scopi. Anzi, si è ormai constatato che l’estensione della sfera pubblica nell’economia, invece di espandere la democrazia, accresce la burocratizzazione e provoca l’inefficienza. L’economia di mercato, però, non può essere l’unico strumento capace di dare tutte le soluzioni adeguate alle problematiche sociali. Per questo motivo, siamo contrari a quelle concezioni che vedono nello ‘Stato minimo’ la prospettiva nella quale tutti i cittadini possono essere più liberi. Noi crediamo che la società sia formata da donne e uomini a cui occorre garantire di poter svolgere una vita indipendente, di non dover dipendere dal benvolere di altri per la propria esistenza (di avere quindi dei diritti), di essere liberi nelle proprie scelte e di poter vivere del proprio lavoro. Del resto, il mercato non è solo un meccanismo per allocare le risorse, ma è fatto di regole, tradizioni e cultura. Lo si è visto quando si sono voluti applicare criteri di mercato, validi nelle democrazie avanzate, in Paesi sottosviluppati. Senza tornare a politiche statalistiche sono comunque necessari interventi che riequilibrino il funzionamento del mercato, soprattutto nel segno delle pari opportunità e dell’equità sociale. E questo vale non solo nei confronti dei gruppi economici e finanziari, ma anche verso le vecchie e nuove burocrazie dello Stato.

Giustizia sociale, diritto positivo all'uguaglianza economica, libertà di morire di fame, interventismo statale allo scopo di sanare le disuguaglianze economiche, costruttivismo sociale, no allo Stato Minimo, neokeynesismo, regole del mercato imposte centralmente, terzoimmondismo malcelato... Mi chiedo, di fronte a tutto questo ben di Dio, in base a quale criterio un liberale dovrebbe appoggiare la Rosa nel Pugno. Avevano parlato di alternativa, ma se l'aternativa è costituita dal socialismo di Boselli, forse i libertari che hanno appoggiato la Rosa dovrebbero cominciare a sentirsi truffati, ammesso e non concesso che tali individui esistano. Attendendo una presa di distanza sulla dichiarazione di Boselli, da parte dei blogger radicali che leggono il mio blog, per adesso mi trincero su questa posizione: nello schieramento prodiano non ci sono libertari, neppure in malafede.

Jinzo @ 23:09 | commenti (32)(popup) | commenti (32)