giovedì, 22 novembre 2007 | in : neuroscienze, papisti, talebani, libbbbberali, filomeni

La caduta dal seggiolone (pontificio)

Gino ci serve il pranzo, annunciandoci che alcuni ricercatori giapponesi e americani sono riusciti a riprogrammare cellule staminali pluripotenti a partire da fibroblasti, ossia sono riusciti a far regredire nella scala di potenzialità cellule già parzialmente ristrette, rendendole simili a cellule staminali embrionali. Dal punto di vista argomentativo, purtroppo, in ognuna di queste patetiche provocazioni, tipiche di quei vecchi che minacciano di bucare il pallone ai fanciulli (quelli che poi sistematicamente ricevono sonore pernacchie), resta sempre un problema di fondo che le rende demenziali. Nei secoli interrcorsi tra Galeno e Andrea Vesalio, ad esempio, periodo durante il quale la Chiesa aveva proibito le autopsie, in base a credenze del tutto religiose, cioè a superstizioni, le uniche scoperte innovative che vennero fatte nel campo della neuroanatomia furono quelle provenienti dalla analisi dei crani spaccati durante le battaglie. I vari medici del tempo infatti erano soliti farsi un bel giretto nei campi di battaglia allo scopo di analizzare questi cadaveri squartati. Questo ha comunque consentito di accumulare delle conoscenze e di compilare manuali di anatomia, che venivano letti dal pulpito durante le lectiones universitarie, senza alcuna possibilità di mettere in discussione le autorità scientifiche, visto che tutto quello che si faceva era effettuato con cadaveri rubati negli obitori truffaldinamente. Ciò significa che se la Chiesa non avesse accettato di rimuovere il blocco etico sulle autopsie, avremmo ottenuto magari le stesse conoscenze, cadavere dopo cadavere, con la sola differenza di un'enorme perdita di tempo. Lo stesso vale per la disputa AS ed ES. Essendoci sulle ES blocchi e restrizioni è evidente che le maggiori scoperte vengono effettuate sulle AS. Più che pranzo dunque, trattasi dell'ennesima minestra riscaldata. Prima si mettono blocchi ad una tecnologia giovane come le ES, poi si sbandierano i successi delle AS. E c'è chi si permette pure di fare ironia.  

Veniamo alla parte tecnica discussa dal giornalista de La Stampa citato da Gino, che è molto più interessante:

L'articolo di Yamanaka dovrebbe essere il seguente. E' targato luglio 2007. In questo paper si descrive come sia stato possibile, a partire da fibroblasti, ottenere delle iPS, ossia delle cellule staminali pluripotenti indotte. L'induzione è stata effettuata mediante transfezione con retrovirus recanti quattro geni, fra cui il noto c-myc. Le cellule ottenute non sono cellule identiche a cellule staminali embrionali, ma presentano delle affinità per quanto riguarda il pathway di espressione genica che è "più vicino alle staminali" e più lontano dai fibroblasti. Evidentemente mostrano dei marker specifici per le cellule staminali la cui presenza è assai inferiore o del tutto assente nelle cellule progenitrici. Tuttavia, come lo stesso gruppo di ricercatori mette in luce:

These induced pluripotent stem (iPS) cells (hereafter called Fbx15 iPS cells) are similar to embryonic stem (ES) cells in morphology, proliferation and teratoma formation; however, they are different with regards to gene expression and DNA methylation patterns, and fail to produce adult chimaeras.

Queste cellule falliscono nella produzione di chimere (ho detto chimere?! Oddio!!!) e non risolvono il problema dei teratomi nella applicazione clinica, anzi, l'espressione di c-myc sembra oltretutto essere teratogena. Insomma, come lo stesso articolo de "La Stampa" mette in luce, prima di ottenere qualche risultato da queste parti, di tempo ce ne vuole parecchio. Una strategia potrebbe essere quella di costruire modelli comportamentali di malattie neurodegenerative usando le iPS e metterli a confronto con quelli già ottenuti sulle cellule staminali embrionali, per verificare quale sia l'effettiva differenza tra le due tipologie cellulari. Ma prima bisognerebbe liberare la ricerca sulle embrionali dal fanatismo religioso, in maniera tale da far procedere i due filoni parallelamente e permettere che l'uno potenzi l'altro arricchendolo di nuove conoscenze.

HT: Inyqua chiude il discorso in questo post.

Jinzo @ 10:51 | commenti (20)(popup) | commenti (20)
lunedì, 22 ottobre 2007 | in : neuroscienze, psicobiologia, neo-illuminismo, paleoneurologia

A sua immagine e somiglianza?

Secondo uno studio condotto da Johannes Krause, un biochimico dell'istituto Max Planck, di Leipzig, gli uomini di Neanderthal, spesso raffigurati come bruti armati di clave, potrebbero in realtà essere stati dotati di un linguaggio complesso. Tale ipotesi ha preso origine dal fatto che questi ominidi condividono con i sapiens due cambiamenti chiave nel gene foxp2, che codifica per una proteina la cui funzione è coinvolta nel linguaggio. Mutazioni associate al gene foxp2 danno origine infatti a delle copie non funzionali del loro prodotto proteico cui si associa un deficit linguistico. Ciò farebbe pensare alla possibilità che i Neanderthal possedessero alcuni prerequisiti per il linguaggio. Il gene infatti è presente in una ampia varietà di specie, dai topi agli orangutan, ma solo negli umani esso reca una particolare modifica. Tale variazione, tuttavia, sembra essere presente anche nel passato evolutivo del genere umano, suggerendo ancora una volta che il linguaggio è una proprietà quantitativa soggetta ad evoluzione, come le strutture neurali ad esso sottese. Molto ancora c'è da chiarire sulla questione e probabilmente l'analisi del DNA nucleare estratto dalle ossa (molto ben conservate) metterà in luce ulteriori affinità fra noi ed i nostri cugini. Chissà, un giorno la scienza arriverà a dire che Adamo era una scimmia, il che significa che....

E qui si capisce il titolo.

Jinzo @ 16:17 | commenti (29)(popup) | commenti (29)
sabato, 06 ottobre 2007 | in : neuroscienze, neurofilosofia

L'anima neurale

Nel libro Synaptic Self Joseph LeDoux si trova a descrivere le sue impressioni su una conferenza dal titolo "Neuroscienze e azione divina" organizzata dal Vaticano, nella quale si discuteva della relazione tra cervello e mente. In particolare i teologi in questione cercavano di riconcettualizzare gli insegnamenti della Chiesa in una forma che risultasse significativa alla luce della conoscenza scientifica contemporanea del funzionamento del mondo. Il problema, nello specifico, era quello di spiegare come Dio potesse influenzare la vita delle persone senza tuttavia violare le leggi della fisica. La chiave interpretativa finale emersa dal convegno, dunque, è che Dio interagisce, ma non interviene. Ma il dilemma secondo LeDoux diventa ora questo: come fa Dio ad interagire con le persone, dal momento che non fa parte del mondo fisico? La soluzione classica consisterebbe nel pensare che Dio, all'inizio dei tempi, abbia creato un'anima immateriale e abbia allo stesso tempo sviluppato un processo di interazione con essa. Dal momento che sia Dio che l'anima sono incorporei, Egli può interagire con l'anima senza turbare le leggi della natura. Con grande sorpresa di LeDoux, tuttavia, molti dei teologi presenti alla conferenza non credevano nella classica anima incorporea, ma sembravano accogliere il principio secondo cui la mente è necessariamente connessa con il cervello; di conseguenza, credevano in un'anima pressochè identica alla mente mediata neuronicamente, ossia una parte del mondo fisico che deve necessariamente rispettare le sue leggi. Non a caso, alcuni neuroscienziati cattolici, al giorno d'oggi, continuano a sostenere che esista, ad esempio, la lunghezza d'onda dell'anima, rivelabile per mezzo di tecniche elettroencefalografiche. Questa interpretazione sembrerebbe in parte risolvere il dilemma che si pone automaticamente con l'altra chiave di lettura, quella cartesiana dell'anima immateriale, poichè un'anima neurale è perfettamente commensurabile con un corpo fisico. Il problema, tuttavia, consiste nella falla che si apre a causa di questa interpretazione: se l'anima è fisica, come fa Dio ad interagire con essa senza violare le leggi del mondo, cioè senza intervenire? Come fa Dio ad interagire con le persone senza allo stesso tempo alterare il funzionamento dei neuroni? Insomma, comunque la si mette, il puzzle resta sempre e comunque storto.

Jinzo @ 15:54 | commenti (29)(popup) | commenti (29)
lunedì, 17 settembre 2007 | in : neuroscienze, etologia, psicobiologia

Quantità - Qualità

Secondo l'ipotesi nulla formulata da Macphail tutti i vertebrati sarebbero dotati di proprietà intellettive qualitativamente identiche, mentre le differenze tra le varie specie animali si riscontrerebbero in realtà nell'aspetto quantitativo. Ciò implicherebbe che tutti i vertebrati siano capaci di rispondere allo stesso tipo di domande, ma ciascuno arrecando una certa quantità di risposte corrette, variabile a seconda della specie. L'uomo, tuttavia, costituisce l'eccezione alla regola, poichè di fatto presenta una proprietà aggiuntiva evidente rispetto a tutti gli altri vertebrati: il linguaggio. Il linguaggio rende l'uomo qualitativamente diverso da tutti i restanti vertebrati ed apre ad una vasta gamma di interrogativi, a partire dal classico "siamo intelligenti perchè parliamo o siccome parliamo, allora siamo intelligenti". Ebbene più ci penso e più mi sovviene in proposito un ampio dubbio. Come mai, mentre l'evoluzione ci dà traccia di strutture ancestrali nelle specie nostre parenti, il linguaggio è solo tipico dell'uomo? Sembrerebbe quasi che si sia formata una sorta di scalino evolutivo. O forse l'uomo è posto su un ramo dell'albero filogenetico privilegiato e distinto rispetto a quello degli altri primati e tutti gli ominidi progenitori recanti forme di linguaggio si sono estinti, lasciando spazio solo alla rappresentazione dell'ultimo stadio della loro linea filetica, cioè noi? Un buon punto di chiarezza, in tutto ciò, potrebbe essere il raggiungimento di un risultato consistente nei programmi di insegnamento del linguaggio umano ai primati superiori. Se ciò accadesse, ecco che anche noi verremmo catapultati di colpo all'interno dell'ipotesi nulla e saremmo anche noi soggetti alla legge della quantità....

Jinzo @ 23:47 | commenti (35)(popup) | commenti (35)
sabato, 30 giugno 2007 | in : neuroscienze, talebani, psicobiologia, greenpirl

Cervello di scimmia semifreddo

Ricevo una lettera di Simo la trottola recante il seguente interrogativo:

"Ciao Jinzo, hai letto la proposta di legge di BDV sulla sperimentazione sugli animali? Cosa ne pensi? Visto che grazie ai tuoi studi ne sai certamente più di me in materia (sono un perito in energia nucleare, fisico ambientale) vorrei sapere se è ormai così scientificamente acclarato che sperimentare sostanze sugli animali è davvero inutile se non addirittura forviante."

Ordunque mi trovo costretto a spendere due parole sulla questione, anche se mi ero promesso di non farlo, perchè gli esiti sarebbero potuti essere devastanti. Tuttavia, leggendo le prime righe di apertura dell'articolo pubblicato su Notizie Radicali e linkato qui sopra, non posso astenermi, poichè il limite è stato abbondantemente superato.

"Al di là della concordanza sul fatto che la sperimentazione animale e la vivisezione siano inutili, dannose, inaffidabili, oltre che barbare e cruente....."

Mi basta commentare questa premessa per arrivare al punto. Al di là del fatto che non c'è alcuna concordanza, se non tra qualche animalista scemo, mi chiedo francamente chi abbia avuto il coraggio di tirare fuori dal cilindro questa colossale, enorme, patetica, demenziale, raccapricciante, mefistofelica, cosmica, tracotante, superba, macroscopica serie di idiozie.

Ora, cosa ci sia di dannoso per l'umanità nella sperimentazione animale mi rimane davvero oscuro; cosa ci sia di inaffidabile dovremmo chiederlo invece ai talebani che con le loro patetiche proibizioni ci impediscono di sviluppare modelli animali affidabili. Di barbaro e violento non c'è un cazzo, visto che gli animali vengono trattati davvero con i guanti di velluto, specialmente quando si compiono protocolli invasivi su di loro, che portano persino alla rivoluzione di interi progetti scientifici, allo scopo di far soffrire gli animali il meno possibile. L'unica barbarie, semmai, è l'ignoranza di chi pretende di dettare legge per sentito dire, senza aver mai messo piede in un laboratorio.

Ma è di norma che quando si arrivi a toccare il fondo si inizi a scavare. Ed ecco che la sperimentazione animale diventa persino inutile.

Vi è una branca della biologia, quella di cui in particolare il sottoscritto si occupa, che prende il nome di psicobiologia. Tale disciplina ha trai suoi principali obiettivi quello di produrre modelli animali di patologie neurologiche e deficit comportamentali gravissimi che affligono gli esseri umani. Lo scopo è quello di ricreare la condizione di malattie come Parkinson, Alzheimer, Huntington, Skizofrenia, autismo, ecc.... in animali da laboratorio e studiare quindi le basi organiche e l'eziologia di essi, oltre che verificare la possibilità di correzione del deficit comportamentali, utilizzando approcci psicofarmacologici o biotech (impianto di cellule staminali, quelle che i papisti hanno vietato, esatto), sviluppando così metodiche applicabili successivamente sugli esseri umani, in caso di successo. Ora nel momento in cui devono essere creati questi modelli, ai poveri topi, o alle povere scimmie, è necessario scassare il sistema nervoso, altrimenti la patologia non può essere simulata. Questo però non viene fatto in maniera barbara, nè violenta, anzi. Viene fatto con una serie di procedure fini e regolamentate. La patologia indotta artificialmente viene identificata mediante test comportamentali, come ad esempio il Rotarod, per il Parkinson, il Morris Water Maze, per l'Alzheimer, o il Wisconsin General Test, per i deficit cognitivi e mnestici nelle scimmie (spiegazioni nei commenti). Successivamente si procede ad identificare i possibili meccanismi di recupero per tali disordini del comportamento allo scopo di sviluppare farmaci o metodiche che riproducano gli stessi effetti sull'uomo.

Una buona parte delle scoperte che abbiamo compiuto in tutta la storia delle neuroscienze derivano esattamente dallo studio dei modelli animali, come quelli elencati qui sopra. Oggi qualcuno si è inventato che la ricerca sugli animali è dannosa per l'umanità ed inutile. Cosa fare, allora?

Abolire o limitare la ricerca sugli animali e passare direttamente all'uomo? Sarebbe divertente, anzi, curioso. Più che altro perchè il problema che da sempre riguarda le neuropsicologia clinica è proprio l'impossibilità di sperimentare sui pazienti umani farmaci o affini.... Il che sarebbe un po' immorale, perchè impiantare cellule staminali ingegnerizzate nel cranio di una persona rischiando di causarle un teratoma e farle crescere i denti nel cervello non mi sembra proprio il massimo del politicamente corretto.... Oppure che so io, si potrebbe utilizzare la magica "R" di Replacement e sostituire la inutile ricerca animale con una ricerca cellulare in vitro. Anche se, in questo caso, mi sfugge davvero come sia possibile studiare gli effetti di farmaci sul comportamento, senza possedere un essere dotato di comportamento. Magari, che so io, si osserverà il recupero dei deficit motori vedendo le cellule camminare come Lazzaro. Oppure si passerà ai famosissimi test cognitivi su estratti di cervello di scimmia, cercando di studiare come una cellula sia dotata di ragionamento.

Insomma, in attesa che anche la psicobiologia venga assassinata nel nostro Paese, così come è già avvenuto in parte con la ricerca sulle staminali, comincio a fare la valigia.... Tanto ormai la situazione è chiara.

Jinzo @ 10:50 | commenti (39)(popup) | commenti (39)