La caduta dal seggiolone (pontificio)
Gino ci serve il pranzo, annunciandoci che alcuni ricercatori giapponesi e americani sono riusciti a riprogrammare cellule staminali pluripotenti a partire da fibroblasti, ossia sono riusciti a far regredire nella scala di potenzialità cellule già parzialmente ristrette, rendendole simili a cellule staminali embrionali. Dal punto di vista argomentativo, purtroppo, in ognuna di queste patetiche provocazioni, tipiche di quei vecchi che minacciano di bucare il pallone ai fanciulli (quelli che poi sistematicamente ricevono sonore pernacchie), resta sempre un problema di fondo che le rende demenziali. Nei secoli interrcorsi tra Galeno e Andrea Vesalio, ad esempio, periodo durante il quale la Chiesa aveva proibito le autopsie, in base a credenze del tutto religiose, cioè a superstizioni, le uniche scoperte innovative che vennero fatte nel campo della neuroanatomia furono quelle provenienti dalla analisi dei crani spaccati durante le battaglie. I vari medici del tempo infatti erano soliti farsi un bel giretto nei campi di battaglia allo scopo di analizzare questi cadaveri squartati. Questo ha comunque consentito di accumulare delle conoscenze e di compilare manuali di anatomia, che venivano letti dal pulpito durante le lectiones universitarie, senza alcuna possibilità di mettere in discussione le autorità scientifiche, visto che tutto quello che si faceva era effettuato con cadaveri rubati negli obitori truffaldinamente. Ciò significa che se la Chiesa non avesse accettato di rimuovere il blocco etico sulle autopsie, avremmo ottenuto magari le stesse conoscenze, cadavere dopo cadavere, con la sola differenza di un'enorme perdita di tempo. Lo stesso vale per la disputa AS ed ES. Essendoci sulle ES blocchi e restrizioni è evidente che le maggiori scoperte vengono effettuate sulle AS. Più che pranzo dunque, trattasi dell'ennesima minestra riscaldata. Prima si mettono blocchi ad una tecnologia giovane come le ES, poi si sbandierano i successi delle AS. E c'è chi si permette pure di fare ironia.
Veniamo alla parte tecnica discussa dal giornalista de La Stampa citato da Gino, che è molto più interessante:
L'articolo di Yamanaka dovrebbe essere il seguente. E' targato luglio 2007. In questo paper si descrive come sia stato possibile, a partire da fibroblasti, ottenere delle iPS, ossia delle cellule staminali pluripotenti indotte. L'induzione è stata effettuata mediante transfezione con retrovirus recanti quattro geni, fra cui il noto c-myc. Le cellule ottenute non sono cellule identiche a cellule staminali embrionali, ma presentano delle affinità per quanto riguarda il pathway di espressione genica che è "più vicino alle staminali" e più lontano dai fibroblasti. Evidentemente mostrano dei marker specifici per le cellule staminali la cui presenza è assai inferiore o del tutto assente nelle cellule progenitrici. Tuttavia, come lo stesso gruppo di ricercatori mette in luce:
These induced pluripotent stem (iPS) cells (hereafter called Fbx15 iPS cells) are similar to embryonic stem (ES) cells in morphology, proliferation and teratoma formation; however, they are different with regards to gene expression and DNA methylation patterns, and fail to produce adult chimaeras.
Queste cellule falliscono nella produzione di chimere (ho detto chimere?! Oddio!!!) e non risolvono il problema dei teratomi nella applicazione clinica, anzi, l'espressione di c-myc sembra oltretutto essere teratogena. Insomma, come lo stesso articolo de "La Stampa" mette in luce, prima di ottenere qualche risultato da queste parti, di tempo ce ne vuole parecchio. Una strategia potrebbe essere quella di costruire modelli comportamentali di malattie neurodegenerative usando le iPS e metterli a confronto con quelli già ottenuti sulle cellule staminali embrionali, per verificare quale sia l'effettiva differenza tra le due tipologie cellulari. Ma prima bisognerebbe liberare la ricerca sulle embrionali dal fanatismo religioso, in maniera tale da far procedere i due filoni parallelamente e permettere che l'uno potenzi l'altro arricchendolo di nuove conoscenze.
HT: Inyqua chiude il discorso in questo post.
Secondo uno
Nel libro Synaptic Self Joseph LeDoux si trova a descrivere le sue impressioni su una conferenza dal titolo "Neuroscienze e azione divina" organizzata dal Vaticano, nella quale si discuteva della relazione tra cervello e mente. In particolare i teologi in questione cercavano di riconcettualizzare gli insegnamenti della Chiesa in una forma che risultasse significativa alla luce della conoscenza scientifica contemporanea del funzionamento del mondo. Il problema, nello specifico, era quello di spiegare come Dio potesse influenzare la vita delle persone senza tuttavia violare le leggi della fisica. La chiave interpretativa finale emersa dal convegno, dunque, è che Dio interagisce, ma non interviene. Ma il dilemma secondo LeDoux diventa ora questo: come fa Dio ad interagire con le persone, dal momento che non fa parte del mondo fisico? La soluzione classica consisterebbe nel pensare che Dio, all'inizio dei tempi, abbia creato un'anima immateriale e abbia allo stesso tempo sviluppato un processo di interazione con essa. Dal momento che sia Dio che l'anima sono incorporei, Egli può interagire con l'anima senza turbare le leggi della natura. Con grande sorpresa di LeDoux, tuttavia, molti dei teologi presenti alla conferenza non credevano nella classica anima incorporea, ma sembravano accogliere il principio secondo cui la mente è necessariamente connessa con il cervello; di conseguenza, credevano in un'anima pressochè identica alla mente mediata neuronicamente, ossia una parte del mondo fisico che deve necessariamente rispettare le sue leggi. Non a caso, alcuni neuroscienziati cattolici, al giorno d'oggi, continuano a sostenere che esista, ad esempio, la lunghezza d'onda dell'anima, rivelabile per mezzo di tecniche elettroencefalografiche. Questa interpretazione sembrerebbe in parte risolvere il dilemma che si pone automaticamente con l'altra chiave di lettura, quella cartesiana dell'anima immateriale, poichè un'anima neurale è perfettamente commensurabile con un corpo fisico. Il problema, tuttavia, consiste nella falla che si apre a causa di questa interpretazione: se l'anima è fisica, come fa Dio ad interagire con essa senza violare le leggi del mondo, cioè senza intervenire? Come fa Dio ad interagire con le persone senza allo stesso tempo alterare il funzionamento dei neuroni? Insomma, comunque la si mette, il puzzle resta sempre e comunque storto.
Ricevo una lettera di Simo la trottola recante il seguente interrogativo: 













